Guide per le aziende
Quanto costa mantenere un sito web dopo il lancio
Redazione TrovaDev · 19 luglio 2026 · 7 minuti di lettura
Quasi tutti i preventivi di sviluppo rispondono alla domanda «quanto costa farlo». Pochissimi rispondono a quella che conta di più dopo sei mesi: quanto costa tenerlo in vita. Non è malafede — è che la domanda quasi nessuno la fa, e durante una trattativa nessuno ha interesse a sollevarla. Il risultato è che la prima spesa imprevista arriva quando il progetto è finito e il budget chiuso.
Questa guida elenca le voci che compongono il costo di esercizio di un sito o di un software, con ordini di grandezza per il mercato italiano. Non sono tariffe e non vanno usate per contrattare: servono a capire se un preventivo ha dimenticato qualcosa.
Le voci fisse: poche, piccole, prevedibili
Il dominio si rinnova ogni anno. Un .it costa indicativamente fra i 10 e i 20 euro l'anno, un .com poco di più. È la voce più piccola in assoluto e la più pericolosa da dimenticare: un dominio scaduto porta giù il sito e la posta nello stesso momento, e recuperarlo dopo la scadenza costa molto più del rinnovo — quando si recupera.
L'hosting varia di due ordini di grandezza a seconda di cosa ci gira sopra. Un hosting condiviso per un sito vetrina sta indicativamente fra i 50 e i 150 euro l'anno. Un server gestito, o un'applicazione che deve reggere traffico e processi in background, parte dalle poche centinaia e sale. La differenza non è un capriccio del fornitore: è quanta memoria, quanto isolamento e quanta assistenza state comprando.
Il certificato HTTPS oggi è gratuito nella quasi totalità dei casi — Let's Encrypt è lo standard di fatto ed è incluso praticamente ovunque. Se ve lo fatturano come voce ricorrente, chiedete perché: la risposta può essere legittima (certificati con validazione estesa), ma merita una domanda. Le caselle email professionali, invece, sono quasi sempre un servizio separato dall'hosting e vanno contate a parte.
Gli aggiornamenti: la voce che sembra rimandabile
Un sito non è un oggetto finito. Il CMS, i plugin, le librerie e il linguaggio su cui gira ricevono aggiornamenti continui, e una buona parte di quegli aggiornamenti chiude falle di sicurezza già rese pubbliche. È questo che rende «per ora non tocchiamo niente» una decisione costosa: le vulnerabilità note sono esattamente quelle che vengono sfruttate in automatico, su larga scala, da chi scansiona la rete senza sapere né volere sapere chi siete.
Su WordPress, che in Italia resta il caso più diffuso, il grosso del rischio arriva dai plugin più che dal core. Ogni plugin è codice di terze parti con un suo ciclo di vita: più ne avete installati, più superficie state esponendo e più spesso qualcosa si romperà aggiornando. Un sito costruito con dieci plugin costa di più da mantenere di uno costruito con tre — ed è una cosa da sapere mentre lo si progetta, non dopo.
Il collegato naturale è il backup. Un backup che nessuno ha mai provato a ripristinare non è un backup: è una speranza. Chiedete ogni quanto viene fatto, quanto indietro si può tornare, dove è conservato — se sta sullo stesso server del sito non vi protegge dallo scenario peggiore — e chi materialmente lo ripristina se serve.
Correttiva ed evolutiva: la distinzione che evita la lite
Quasi tutte le discussioni sui contratti di manutenzione nascono dalla confusione fra due cose diverse. La manutenzione correttiva è far tornare a funzionare ciò che era stato consegnato funzionante: un errore, una regressione dopo un aggiornamento, un modulo che smette di inviare le email. La manutenzione evolutiva è aggiungere qualcosa che prima non c'era: una lingua, un campo nel modulo di contatto, un'integrazione con un gestionale.
Sono voci economicamente opposte, e trattarle allo stesso modo fa danni in entrambe le direzioni. È ragionevole aspettarsi la correttiva inclusa, almeno per un periodo di garanzia dopo la consegna. Pretendere l'evolutiva dentro un canone fisso, invece, è il modo più rapido per far scappare un fornitore serio — o per farsi fare un canone gonfiato che pagherete anche nei mesi in cui non chiedete niente.
- Cosa è incluso: correttiva, evolutiva, o entrambe entro un monte ore
- Il tempo di risposta, distinto per gravità: «sito irraggiungibile» non è «refuso in home»
- Cosa succede superato il monte ore, e a quale tariffa
- Chi aggiorna CMS, plugin e librerie, e con che periodicità
- Frequenza dei backup, dove sono conservati, chi li ripristina
- Cosa NON è compreso, scritto in modo esplicito
Il costo invisibile: chi ha le chiavi
C'è una voce che non compare in nessun preventivo e che può costare più di tutte le altre messe insieme: non avere gli accessi. Succede più spesso di quanto sembri, e quasi mai per malizia — semplicemente il fornitore ha registrato tutto a nome proprio perché era la strada più veloce, e nessuno ha mai chiesto di cambiare.
Il problema si scopre il giorno in cui volete cambiare fornitore, e a quel punto la conversazione non è più tecnica. Verificate questi cinque punti mentre i rapporti sono buoni, non dopo che si sono guastati.
- Il dominio è intestato alla vostra azienda, non al fornitore
- Avete accesso al pannello che gestisce i DNS
- L'hosting è su un contratto vostro, o almeno ne avete le credenziali
- Il codice sorgente sta in un repository a cui potete accedere
- Esiste un'utenza amministratore del CMS che non dipende da nessun altro
Nessuno di questi punti implica sfiducia verso chi lavora con voi. Un fornitore serio ve li consegna spontaneamente e non fa una piega se glieli chiedete: sa che è la normalità, e sa che un cliente che può andarsene quando vuole è anche un cliente che resta per scelta.
Un ordine di grandezza per il budget
Nel software esiste una regola empirica molto diffusa: il costo annuo di mantenimento di un sistema si aggira intorno al 15–20% di quanto è costato costruirlo. È una regola grossolana e va presa per quello che è — un'indicazione per mettere una cifra a bilancio, non un preventivo — ma ha il pregio di dare un numero a chi altrimenti non ne ha nessuno. Su un progetto da 8.000 euro significa prevedere all'incirca 1.200–1.600 euro l'anno fra canoni, aggiornamenti e piccoli interventi.
Per un sito vetrina semplice la cifra reale è spesso più bassa: le voci fisse sono poche e non c'è quasi niente che evolve. Per un e-commerce o un gestionale è quasi sempre più alta, perché ogni integrazione con un sistema che non controllate è un pezzo che qualcun altro, prima o poi, cambierà senza avvisarvi — e adeguarsi costa.
Quattro domande da fare prima di firmare
Non serve un capitolato per tutelarsi. Bastano quattro domande, poste prima della firma e messe per iscritto nella risposta:
- Cosa pago ogni anno anche se non chiedo nessuna modifica?
- Chi aggiorna il sistema, e cosa succede se un aggiornamento rompe qualcosa?
- Se un domani cambio fornitore, cosa mi porto via e in quanto tempo?
- Quanto costa un intervento fuori contratto, e con quale preavviso?
Un progetto non finisce alla consegna: da quel giorno comincia a costare. Saperlo prima non lo rende più caro, lo rende prevedibile.
Un fornitore che risponde volentieri a queste domande vi sta dando l'informazione più utile del preventivo. Uno che le evita ve la sta dando lo stesso.
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